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OVHcloud e sovranità del cloud: perché non basta scegliere un provider “europeo”

OVHcloud e sovranità del cloud: perché non basta scegliere un provider “europeo”

In sintesi: un recente caso giudiziario ha riacceso il dibattito sulla sovranità digitale. Il punto chiave è semplice: la “sovranità” non dipende solo dal passaporto del fornitore, ma soprattutto da architettura, cifratura e governance delle chiavi.

Il caso: quando un giudice extra-UE chiede dati ospitati in Europa

Secondo quanto riportato da StartMag, una corte canadese avrebbe ordinato a OVHcloud di consegnare dati riferibili a clienti europei, pur essendo tali dati ospitati su infrastrutture in Europa (in particolare in Francia e nel Regno Unito). Il tema ha fatto rumore non tanto per il singolo contenzioso, quanto per l’effetto che produce sulla narrativa del “cloud sovrano”: se l’autorità agisce facendo leva sulla presenza societaria del provider in un Paese terzo, la geografia dei data center da sola non basta più a garantire protezione e controllo.

Qui emerge un aspetto spesso sottovalutato: molti grandi operatori, anche europei, hanno filiali, stabili organizzazioni o interessi commerciali fuori dall’UE. Questo può aumentare la superficie d’attacco “legale” (jurisdictional exposure), indipendentemente da dove si trovino fisicamente i server.

Perché questo episodio è importante per aziende e PA

Nel dibattito pubblico, la sovranità digitale viene talvolta semplificata così: “scegli un provider europeo e sei al sicuro”. In realtà, la questione è più tecnica e più concreta. La domanda corretta non è solo “di che nazionalità è il fornitore?”, ma:

  • Chi controlla le chiavi di cifratura? Il provider o il cliente?
  • Qual è il modello di gestione delle identità? (IAM, privilegi, segregazione)
  • Che garanzie contrattuali e operative esistono? (audit, logging, incident response, trasparenza)
  • Quali vincoli giurisdizionali possono attivarsi a causa della struttura societaria?

In altre parole: la sovranità digitale, se la intendiamo come controllo effettivo dei dati, è una combinazione di scelte architetturali e misure di sicurezza, oltre che di compliance.

Il punto tecnico decisivo: accesso “giuridico” non è accesso “tecnico”

Molte discussioni ruotano attorno a normative extraterritoriali (come il CLOUD Act statunitense). Ma l’elemento che spesso cambia davvero l’esito pratico è un altro: la cifratura e la titolarità delle chiavi.

Se i dati sono cifrati correttamente e il provider non possiede le chiavi (o non può ricostruirle), un’eventuale consegna può risultare inutilizzabile dal punto di vista contenutistico. Questo non elimina il rischio a monte (richieste, ordini, contenziosi), ma sposta la protezione sul piano più solido: quello tecnico.

Tre livelli di protezione che fanno la differenza

  1. Cifratura in transito (TLS) e a riposo (at-rest encryption) come standard minimo.
  2. Customer Managed Keys (CMK): chiavi gestite dal cliente (idealmente con HSM o KMS dedicati).
  3. Segregazione delle chiavi e controlli di accesso rigorosi (least privilege, MFA, logging, alerting).

Questa impostazione vale con provider europei e non europei: la differenza reale è come progetti la tua sicurezza e quali controlli mantieni tu, non soltanto quale logo compare nel contratto.

“Cloud sovrano” oggi: un concetto da verificare, non da assumere

Il concetto di cloud sovrano è diventato centrale nelle strategie digitali europee. Tuttavia, casi come questo suggeriscono un approccio pragmatico: valutare la sovranità come un requisito verificabile, non come un’etichetta.

Per esempio, in fase di selezione e progettazione, ha senso introdurre un set di controlli come:

  • Data residency e opzioni di localizzazione (non solo “dove sono i server”, ma anche backup e DR).
  • Key ownership: CMK/HYOK (Hold Your Own Key) dove applicabile.
  • Auditability: log, tracciabilità, report di sicurezza, possibilità di verifiche indipendenti.
  • Contrattualistica e subfornitori: catena di fornitura, supporto, ticketing, accessi.
  • Piano incidenti: tempi, responsabilità, comunicazioni, misure correttive.

Cosa dovrebbe fare un’azienda (operativamente) se tratta dati sensibili

Se gestisci dati sensibili, strategici o regolamentati (es. sanità, finanza, education, legal, e-commerce con profilazione), la strada più efficace è lavorare su un modello “security-first”:

  • Mappa dei dati: dove si trovano, chi li usa, per quanto tempo, con quali finalità.
  • Threat model: non solo attacchi cyber, ma anche rischi legali/giurisdizionali.
  • Cifratura e chiavi: definire se le chiavi devono restare sotto controllo del cliente.
  • Policy di accesso: privilegi minimi, segregazione ruoli, tracciamento e alerting.
  • Valutazione del provider: non per “nazionalità”, ma per controlli, garanzie e opzioni tecniche.

Nota: questa impostazione non sostituisce gli obblighi di compliance (es. GDPR), ma riduce concretamente l’esposizione e aumenta la resilienza.

Conclusione: conta l’architettura, non il passaporto

Il caso OVHcloud, così come discusso da StartMag, è utile perché costringe a rimettere ordine nelle priorità: la sovranità digitale non è uno slogan. È un insieme di scelte verificabili su cifratura, controllo delle chiavi, governance e audit.

Se vuoi impostare una valutazione concreta (tecnica e documentale) del tuo stack cloud, puoi contattarci: in Promologica lavoriamo su analisi dei rischi, architetture di protezione dei dati e compliance operativa, con un approccio orientato a risultati misurabili.

Fonte di contesto: StartMag – “Vi racconto la batosta subita dal gruppo francese OVHcloud”.


FAQ: sovranità digitale e cloud

Un cloud “europeo” è automaticamente sovrano?

No. La localizzazione e la sede legale sono fattori importanti, ma non sufficienti. La sovranità effettiva dipende soprattutto da cifratura, controllo delle chiavi, governance e audit.

La cifratura risolve tutto?

Non “risolve tutto”, ma può essere la barriera più robusta contro l’accesso ai contenuti se il provider non ha le chiavi. Va progettata bene, insieme a identity & access management e logging.

Cosa devo chiedere al provider per valutare la sovranità?

Chiedi opzioni di gestione chiavi (CMK/HYOK), data residency estesa (inclusi backup), audit e logging, catena dei subfornitori, processi di incident response e garanzie contrattuali sugli accessi.


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